lunedì 30 novembre 2009

E.T. - Evoluzionismo Tecnologico

Il Prof. Daniele La Barbera segnalava ieri su Facebook due articoli tratti da Repubblica.it, datati proprio 29 Nov 2009, che spiegano in sostanza come l'Uomo stia evolvendosi sia dal punto di vista genetico sia da quello sociale, evoluzione che non può più prescindere dalla tecnologia... se mai una evoluzione sia ancora possibile (spiegano alcuni).
Vi riporto gli articoli per intero, affinchè possiate prescindere dalle mie considerazioni e farne di vostre...
Il primo articolo è di Luigi Bignami, il secondo è di Ilvo Diamanti.
Buona lettura...




"L'aspetto dell'uomo del futuro superatleta e cervello-computer"

ROMA - Una copia della prima edizione dell'opera magna di Charles Darwin è stata appena battuta all'asta da Christie's a 114.560 euro. Cinquant'anni fa un privato l'aveva comprata a pochi euro. E ora il National Geographic si chiede quale potrà essere il futuro dell'umanità dal punto di vista evolutivo. Continuerà cioè, ad evolversi, come stanno facendo altre specie viventi sulla Terra o quel processo è terminato? La risposta di vari scienziati ha portato a quattro scenari molto diversi gli uni dagli altri.

Il primo vuole che l'evoluzione sia conclusa. Questa ipotesi è sostenuta da Ian Tattersall, antropologo del Museo di Storia Naturale di New York, che spiega: "Guardandoci alle spalle, vediamo un lungo cammino dell'evoluzione dell'uomo e questo potrebbe portarci a supporre che essa continuerà in futuro. Ma questa è un'ipotesi errata". Secondo Tattersall, infatti, la teoria dell'evoluzione suggerisce che le innovazioni genetiche possano avvenire solo là dove vi sono popolazioni isolate. Ne sono un esempio proprio le variazioni di specie dei fringuelli delle Galapagos, che hanno permesso a Darwin di formulare la sua teoria. Ma poiché l'uomo si è diffuso notevolmente su tutto il pianeta risulta assai difficile, secondo il ricercatore, che una variazione genetica possa diventare comune a tutta l'umanità.

Dello stesso parere è anche Steve Jones, professore di genetica dell'Università College London, che esprime il suo pensiero in un lavoro che ha rivisto in chiave moderna la Teoria di Darwin. Per Jones "la popolazione umana potrà diventare più omogenea rispetto ad oggi, ma la "macchina di Darwin" ha perso la sua forza". Secondo Jones, infatti, la "sopravvivenza del più forte" è un meccanismo che non interessa più l'umanità nel suo insieme. Non sarà più solo il più forte a sopravvivere, perché anche i deboli, grazie alla medicina, possono avere una vita lunga e trasmettere i propri geni ai "più forti".

Per altri scienziati invece, l'evoluzione potrà lavorare sull'uomo ancora a lungo, tant'è che in una ricerca pubblicata recentemente su "Proceedings ot the National Academy of Science", si ipotizza, ad esempio, che le donne del futuro saranno più basse e robuste. Un team dell'Università di Yale, guidato da Stephen Stearns, ha scoperto che le donne attuali con tali caratteristiche, dovute a particolari cicli dell'ovulazione, tendono ad avere più figli rispetto a donne con caratteristiche fisiche diverse. E tali peculiarità vengono trasmesse ai figli che, dunque, dovrebbero aumentare di numero.

Anche secondo Geoffrey Miller, uno psicologo evoluzionista, c'è ancora spazio per un uomo diverso da quello odierno. "Oggi si tende sempre più a scegliere un compagno di vita che ha successo dal punto di vista economico, una selezione naturale che tende a dare spazio alle persone più intelligenti".

Una terza ipotesi vuole che l'evoluzione dell'uomo non sarà più legata a fattori biologici, ma a quelli tecnologici. Il futuro vedrà una selezione "innaturale" e non più naturale. Secondo Nick Bostrom, direttore del Future of Humanity Institute dell'Università di Oxford, l'evoluzione darwiniana viaggia su un binario troppo lento rispetto a quanto sta accadendo all'umanità, che sarà sempre più oggetto di clonazioni, di variazioni genetiche artificiali, di nanotecnologie. Questa visione del futuro dell'uomo vede un futuro di supersoldati e di atleti, al cui confronto quelli di oggi sono nulla, e addirittura viene evocata l'immortalità, in quanto, scannerizzando il cervello umano atomo per atomo, sarà possibile trasferire la sua struttura e quindi anche la mente ad un computer che potrà vivere in "eterno".

La quarta possibilità, infine, vede l'uomo in evoluzione quando si troverà isolato su lontani pianeti che saranno stati colonizzati. Là, secondo John Hawks, antropologo all'Università Wisconsin-Madison, l'uomo si troverà così isolato che ciò gli permetterà di evolversi per adattarsi ai nuovi mondi. Ma forse non lo potrà raccontare a nessuno.




"L'avvento della società spiona"

POCHI GIORNI fa l'amministrazione di una località in provincia di Mantova, governata da una coalizione Lega-Pdl, ha invitato i cittadini, con manifesti eloquenti, a denunciare i clandestini che risiedono entro i confini comunali. D'altronde, un'esortazione analoga era stata rivolta ai medici ospedalieri, in una versione preliminare del "pacchetto sicurezza" presentata dal governo. Segni di una marcia inarrestabile, che conduce - anzi: ci ha già immersi - in un mondo nuovo. La società spiona. Che tutti sono chiamati a costruire, rafforzare, estendere. In nome della sicurezza.

È strano, questo orientamento, perché contrasta con il pensiero unico dell'epoca, che ha come riferimenti la libertà e l'individuo. Riassunti nella libertà individuale. Ancora oggi, reclamata come valore irrinunciabile della nostra civiltà. Liberale (appunto) e liberata da ogni totalitarismo. Tanto più dopo il passaggio dalla comunità tradizionale alla metropoli. Fino alla nascita della "società in rete", di cui parla Manuel Castells. Dove le relazioni avvengono a distanza, senza vincoli di spazio e di tempo. A dispetto di ciò, oggi il paradigma dominante si ispira alla sicurezza. Reclama il controllo sociale. Affidato non più alla comunità, ma agli individui stessi. Oppure allo stato. O ancora: al mercato.

Ciascuno è, dunque, chiamato a difendere se stesso, la famiglia: dagli altri, da ogni altro. Mentre, fra i cittadini, c'è ampia disponibilità a delegare alle istituzioni pubbliche e ad agenzie private il compito di difenderli. A costo di cedere porzioni crescenti della nostra libertà personale. D'altronde, il territorio desertificato delle nostre infinite periferie urbane è controllato dai sistemi di videosorveglianza.

Telecamere dovunque, che registrano i nostri passi e i nostri passaggi. Soggetti pubblici e privati ci spiano e filmano tutti, dappertutto. Davanti agli sportelli bancari, nei supermercati, nei giardini pubblici, nei parcheggi sotterranei e all'aperto. Senza sollevare grandi timori, fra i cittadini. Al contrario. Come rileva un'indagine di Demos-Unipolis, condotta nelle scorse settimane (per l'Osservatorio su "Sicurezza, percezione e informazione"), circa nove italiani su dieci sono favorevoli ad "aumentare la sorveglianza con telecamere in strada e nei luoghi pubblici". Circa uno su due: a "consentire al governo di monitorare le transazioni bancarie". Infine, uno su tre: a "rendere più facile per le autorità leggere la posta, le e-mail o intercettare le telefonate senza il consenso delle persone".

Insomma, spioni e spiati, senza troppa angoscia, senza troppi dubbi. È il clima del tempo. Favorito dai media e dalle tecnologie. Evocare Orwell è fin troppo facile. Visto che il Grande Fratello è divenuto un format televisivo di successo globale. Archetipo di tutti i reality show. Il GF, dove i concorrenti stanno rinchiusi in una casa, ciascuno da solo contro tutti gli altri, come ha osservato Bauman. Mentre il mondo fuori li spia, a (tele) comando. Una società allo specchio, fatta di spettatori che apprendono l'arte di arrangiarsi, di guardare e di guardarsi. Dagli altri. Non a caso 7 italiani su 10 dicono che occorre cautela nel rapporto con gli altri; che ti potrebbero fregare (sondaggio Demos, novembre 2009). Dunque: ciascuno per proprio conto. Sottoposto a un "controllo continuo", in un presente istantaneo e dilatato (per evocare Deleuze).

D'altronde, le nuove tecnologie della comunicazione rendono possibile ogni intrusione nel privato, immediatamente (senza mediazione). E lo rendono, anzi, di pubblico dominio. Ogni cellulare è dotato di videocamera e di apparecchio fotografico. Per cui ciascuno può riprendere chiunque, in ogni luogo. Riversarne le immagini in rete. In tempo reale. E tutti possono essere spiati e ascoltati ovunque, da soggetti pubblici ma anche privati. Per motivi di sicurezza, ma anche di interesse. Visto che le informazioni private e personali hanno un valore di mercato crescente.

Così avviene il paradosso della perdita di libertà prodotta dalla conquista della libertà. Perché la comunicazione è libertà, Internet è libertà. Come è possibile ribellarsi, opporsi, semplicemente criticare: senza apparire "nemici" della libertà? Nostalgici del tempo passato? Tuttavia, lo sconfinamento fra società della comunicazione e della sorveglianza; fra società in rete e spiona: è continuo e pervasivo. Questa tendenza ha da tempo contaminato la politica. Basta pensare, per ultimi, ai grandi "affaires" degli ultimi mesi. Berlusconi, Marrazzo. Fino alle indiscrezioni sulla Mussolini. Filmati, video, telefonate, servizi fotografici.

Chissà quanti altri capitoli in preparazione o già predisposti, sul punto di irrompere, in questa saga della società spiona. Che ha, da tempo, un organo ufficiale autorevole, pubblicato - ovviamente - in rete, la cui testata recita - ovviamente - DagoSpia. Così rischiamo di scivolare, rapidamente, lungo la deriva delatoria senza accorgercene. E di subirla senza quasi combattere. Assuefatti, più che sopraffatti.

Spinti dalla "società spiona", dove i confini tra privato e pubblico, fra noi e gli altri si confondono, anche nella vita quotidiana. Dove ciascuno si rinchiude nel (e si maschera da) privato anche in pubblico; quando è con gli altri. Dove ciascuno è osservato dagli altri e sorvegliato dal pubblico, anche nel privato. Quando si illude di essere solo. Dove tutti - o quasi - indossano occhiali scuri. Non per difendersi dalla luce abbagliante. (Molti li portano anche di sera, perfino di notte). Ma dagli altri. Per guardare senza essere guardati. Per puntare gli occhi sugli altri senza che gli altri possano vedere i nostri occhi. La società spiona: in nome della sicurezza rischia di trasformarci in nemici. Non solo degli Altri. Ma anche di noi stessi.

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