mercoledì 31 dicembre 2008

Fabrizio si racconta...

Quando mi è stato chiesto di scrivere un pezzo sulle sensazioni che provavo, sul mio stato d’animo, nel vivere il mio disturbo o, se volessimo dargli una connotazione meno mostruosa, malessere borderline, ho subito accettato; vuoi perché la persona che me l’ha chiesto mi è simpatica e la reputo ogni giorno di più un amico, vuoi perché c’è in me un forte impulso nel condividere quella che per me è una scoperta quotidiana, e come leggerete tra poco, non sempre piacevole.
Mi chiamo Fabrizio, ho 31 anni (compiuti il 18/12 in ospedale, è il secondo anno di fila che li “festeggio” in ospedale!) e sono, come avete già capito “border”. Ma cosa significa esattamente? Non temete non vi farò lo “spiegone” dottissimo di qualche psichiatra, vi dirò quelle che sono le mie sensazioni, semplicemente.
Sin da piccolo sono stato un bambino con una spiccata sensibilità, sensibilità verso gli altri,nell’elaborare il loro vissuto, ad empatizarre direbbero i medici, ma questa mia dote si è rivelata ben presto un’arma a doppio taglio.
Essere così aperto verso l’esterno, tanto da lasciarsi “contaminare” e provare a “contaminare”, mi ha sovra-esposto agli attacchi più o meno volontari degli altri, somatizzandoli, e spesso e volentieri, vivendoli come veri e propri traumi, minando così la mai personalità, come un marchio indelebile.
Incominciai a vedere nel prossimo, non più una fonte di arricchimento, bensì un potenziale nemico.
Immaginate, nervi a fior di pelle, iper-vigile verso tutto e tutti, in una parola: un inferno.
Non c’era niente che mi desse piacere, quando lo provavo durava poco, ero così instabile emotivamente, dal pensare che tutto fosse effimero, che il piacere fosse davvero solo l’attenuazione del dolore, durava un attimo, poi svaniva, e con esso il suo miraggio, la sua ombra.
Crescendo trasformai la mia estroversione in introversione, i rapporti con il mondo esterno erano ridotti ai minimi termini, ma mantenevo ancora un apparente equilibrio, fino al giorno in cui, un’esperienza assai dolorosa, quale la morte di mio fratello maggiore, segnò la linea di confine.
Da allora è un continuo andirivieni da e oltre questo confine, quasi come se non sapessi decidermi da quale parte di territorio, delimitati da questa linea, volessi stare; stando sempre lì in bilico, come un funambolo che soffre di vertigini, che prova a stare in equilibrio su di una fune sospesa da terra.
Ed è questa ora la mia sensazione, io acrobata, funambolo, affetto da “vertigini della vita”.
Spesso queste vertigini sono state così forti da farmi non solo vacillare, ma addirittura cadere!
Io non so se per miracolo, o per qualcos’altro, sono ancora qui, nonostante alcuni tentativi di suicidio, sul mio letto d’ospedale, a raccontarvi queste cose; quello che voglio dirvi è che sicuramente fino ad oggi mi sono fatto guidare dalla rabbia (tanta e cieca, verso tutto e tutti), dal mio orgoglio (posso farcela da solo, non ho bisogno né dei medici, né dei farmaci) e l’unico risultato che ho ottenuto sono tentativi di suicidio, ricoveri coatti (t.s.o.) e tanta, tanta sofferenza.
Cosa fare allora? Beh, questa deve essere la scoperta della mia vita, della vita di ognuno di noi, la ricerca della felicità (parafrasando anche un po’ il titolo di un film) dello star bene, ma non per se stessi (solipsismo) bensì, partendo dal nostro benessere, dello star bene in mezzo agli altri, perché l’uomo, in senso lato, non è nato per vivere da solo ma, per dirla come don Ciotti, per “contaminarsi” positivamente .
L’augurio che mi faccio per il nuovo anno è di concedermi sempre una possibilità, anche quando sembra improbabile, l’augurio che faccio a tutti (me compreso) è di iniziare questa ricerca, non importa se non giungeremo mai alla meta, conta già essere in viaggio!
Buona ricerca a tutti!
Fabrizio

...nulla da aggiungere...se qulacuno volesse mandarmi un suo scritto, sarò ben lieto di pubblicarlo...
In bocca al lupo Fabri!

2 commenti:

sofì ha detto...

Carissimo Fabrizio, comprendo bene le tue emozioni, le tue insicurezze, le tue paure, che non sono, completamente, infondate.
I "caimani" esistono, purtroppo! E, allora, cosa si fa? O ci si rinchiude in un guscio o si tenta la fuga dalla vita.
Ma la vita ti offre anche persone come noi, che ci siamo incontrati qui e che vivono, respirano, emozionano, anche se lontani fisicamente da noi:ESISTONO!
La tua fragilità è la tua forza, perchè ti rende una persona speciale, nel senso più puro e spirituale della parola.
Ti riporto una citazione, che a ma ha fatto tanto bene e spero lo faccia anche a te:

"Nessun uomo è un'isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata dall'onda del Mare, l'Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte d'uomo mi diminuisce, perchè io partecipo dell'umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: Essa suona per te".
John Donne
Fabrizio! Buon anno e abbi fede!
Con tanto affetto
Daniela

Anonimo ha detto...

ciao, anche io ho 1 problema simile al tuo.. posso solo dirti che per la gente sono un'"emo" (non lo sono!!)e faccio allontanare le persone da me.
in bocca al lupo..